webinar

Ancora un altro webinar ?

I quattro speaker che non vorresti mai incontrare

Ammettiamolo, quel momento in cui l’adrenalina sale alle stelle prima di andare live ci attrae e ci preoccupa.

Eppure non è la prima volta che parliamo in pubblico.

Ma cosa ci vuoi fare, sarà il conto alla rovescia, sarà lo strumento nuovo, sarà che ci siamo preparati per giorni….

E allora si parte, luce verde. Siamo online. Che tipo di speaker saremo ?

Ecco quattro tipologie molto precise ( ce ne sono sicuramente altre, ma prendermi troppo sul serio non era così interessante… )

gauss

L’uomo di Gauss

E’ facilmente riconoscibile dal fatto che segue l’omonima curva, iniziando con

“ dobbiamo correre, non c’è tempo per approfondire, questo lo saltiamo, questo non è rilevante, abbiamo poco tempo ( lo avevo già detto ? ) , non si può sviscerare tutto…. ”

E alla fine dello speech chiude mirabilmente rincarando la dose “ non è stato possibile parlare di tutto, l’argomento è complesso, magari un’altra volta, però adesso avete ben 30 secondi per le domande/risposte “.

Facendo una botta di conti:

10 minuti persi all’inizio per parole inutili

20 minuti di speech in cui per brevità togliamo anche le vocali e manteniamo solo le consonanti, così andiamo più veloci

10 minuti di chiusura affannata, difensiva e… inutile

Sguardo basso, gola secca, ritmo da centometrista. Non parla con i partecipanti, ma con le sue slide.

interazione: zero

feeling dei partecipanti: “ ma non potevi scegliere UNA cosa sola e parlare bene di quella ? “.

commento non pubblicato dei partecipanti: “ ma è così bello farsi del male da soli ? “

spermatozoo

Lo spermatozoo

Hai presente la forma ? Una testa in cui è contenuto il materiale genetico e una coda lunga che serve a spostarsi….

Bene, questo tipo di speaker usa la sua voce esattamente nello stesso modo. Introduce un contenuto ( la testa ) in modo chiaro e poi, mano a mano che entra nel dettaglio, si chiude, soffoca, abbassa gli occhi, abbassa il volume, conversa con il suo computer, si dimentica di respirare e soprattutto si scorda che se in una parola ci sono 7 lettere non può approssimare a 5 o 6 .

Se dico “CAVALL”

Sarà maschio ?

Sarà femmina ?

Sarà la cavalleria ?

La testa è importante, ma è la coda che spinge quel materiale genetico a destinazione. E quando la coda non lavora bene, quel figlio non nasce.

Una volta lanciato un concetto, occorre energia per farlo arrivare alle persone. TUTTO il concetto, non solo l’incipit. In teatro si dice “ anche l’ultima fila ha pagato il biglietto “. Ma per arrivare all’ultima fila bisogna ricordarsi che stiamo parlando A qualcuno o CON qualcuno, non stiamo “pensando ad alta voce”.

feeling dei partecipanti: “ cos’è che ha detto ?”

commento non pubblicato dei partecipanti: “ peccato, sembrava anche competente, ma non lo sapremo mai “

interazione: zero

feeling dei partecipanti: “ ma non potevi scegliere UNA cosa sola e parlare bene di quella ? “.

commento non pubblicato dei partecipanti: “ ma è così bello farsi del male da soli ? “

capitan ovvio

Capitan Ovvio

La sua identità è percepibile già nei primi minuti, a partire da alcuni segnali premonitori:

  • l’uso smodato del condizionale “ si potrebbe fare, si dovrebbe… “
  • l’uso ridondante delle tassonomie “ il capello si spacca in quattro parti che hanno nomi diversi, ognuno dei quali è ulteriormente suddivisibile in 6 parti più piccole, bla bla bla… “
  • le intuizioni pitagoriche “ per fare bene questo lavoro bisogna lavorare bene, se si lavora male si ottengono risultati diversi “

Questo genere di speaker è pericoloso perchè spesso è molto abile a livello verbale, incastra perfettamente tutti i concetti come se fosse il campione mondiale di tetris, ma quando termina il webinar ti domandi: cosa ho imparato di utile ?

Eh già… perchè se ho perso tre quarti d’ora della mia vita vorrei qualche cosa di concreto da portare a casa, non una panoramica sul problema.

Vorrei che tu, caro il mio speaker, visto che sei lì in quanto esperto della materia, mi dicessi non solo qual’è il problema ma come TU lo risolvi ( anzi, se possibile : come tu lo hai risolto in casi specifici )

feeling dei partecipanti: “ bravo è bravo, per carità… ma mi è utile come una bicicletta per un pesce “

commento non pubblicato dei partecipanti: “ bella vita la tua eh ? Ma vieni qui a sporcarti le mani nel mio lavoro, che poi le tassonomie le usi per pareggiare il tavolo “

motivatore

Il motivatore

Brutta razza: hanno sempre la risposta a tutto.

Risposte semplici a domande complesse.

Anzi, a volte non c’è nemmeno la domanda, il ritornello motivazionale parte da solo, per abitudine.

Qualsiasi sia il problema, lo puoi risolvere. Ce la puoi fare. Steve Jobs ci credeva. Anche Michael Jordan ci credeva. Se ci credi davvero ce la puoi fare anche tu. Guarda me, mi sono fatto da solo e sono arrivato fino a qui. Il successo bacia chi ci crede, anzi per dirla tutta: bacia quelli che credono nelle cose in cui credo io, che sono le uniche che contano.

Come parla un motivatore ? Intanto non parla con te, parla solo a te. Perchè la verità è la sua e tu sei solo un povero scemo in attesa di essere illuminato. E poi usa clichet, frasi che ha già provato tante volte… non importa se sono fuori contesto, quello che conta è ascoltare il suono della propria voce.

Eppure, a volte, sono così bravi che prima di rendersi conto della distanza che ci separa culturalmente, intellettualmente o spiritualmente da loro… perdiamo un pò di tempo.

feeling dei partecipanti: “ male non farà… in fondo cosa ho da perdere ?”

commento non pubblicato dei partecipanti: “ Ma se è arrivato così in alto nella scala evolutiva, perchè sta perdendo tempo qui ? “

……..

E siamo alla fine…L’avevo premesso, non è una analisi seria e nemmeno esaustiva, ma un modo per sorridere insieme delle nostre imperfezioni, che a volte la tecnologia amplifica.

E tu ? Che tipo di speaker sei ? O che vorresti essere ? O che non sarai mai ?

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